Branded Content

Come creare una strategia di branded content, gli errori da evitare

Oggi lo sviluppo di una strategia del marchio (o brand marketing) è essenziale per qualunque azienda. Rappresenta un mezzo per arricchire il prodotto; per educare il consumatore sugli usi e per animare il punto vendita.

Il branded content è anche un vettore di significato, che aiuta l’azienda a essere un polo di attrazione nel proprio campo di competenza; incarna una leva per aumentare il fatturato; permette di umenta la visibilità del marchio e può portare al reclutamento e alla conversione di nuovi consumatori. Può diventare una fonte di innovazione e persino di diversificazione.

Strategia di Brand Marketing, best practices

Per definire una una strategia del marchio, sono possibili e combinabili diversi approcci. Ad esempio:

  • Sviluppare mondi attorno al marchio,
  • Partire dal suo universo tematico o dalle sue specificità storiche,
  • Esplorare le pratiche e le funzioni associate dei contenuti per il pubblico,
  • Mobilitare le personalità legate al marchio,
  • Esprimere il loro punto di vista sul mondo,
  • Attingere dalla cultura popolare o da universi ad alto potenziale.

Una delle sfide del territorio del marchio è se il marchio debba parlare del proprio campo di attività o meno. Parlarne direttamente potrebbe portare all’autopromozione o al miglioramento della concorrenza. Al contrario, rischierebbe di essere troppo lontana dal suo universo o di non essere legittima se non lo menzionasse.

Strategia di Brand Marketing, gli errori da evitare

I principali rischi del branded content sono la produzione di contenuti generici, superficiali, scarsamente associati al brand, dispersi e autopromozionali. Ecco 8 insidie ​​da evitare:

  • Sviluppare contenuti senza una chiara funzione, il cui interesse il pubblico non comprende immediatamente.
  • Offrire contenuti di scarsa qualità in relazione al marchio, che degrada la sua immagine agli occhi del consumatore.
  • Proporre contenuti troppo autopromozionali, che sarebbero percepiti come pubblicità e non come contenuti di per sé interessanti, a causa dell’eccessiva enfasi sulla promozione di prodotti e servizi, di una dimensione pubblicitaria presentata dall’inizio del contenuto, o troppo elevata un dosaggio di contenuti promozionali rispetto a quelli trasmessi.
  • Strumentalizzare il contenuto in modo da attrarre i consumatori verso il brand: il contenuto viene prodotto autonomamente e quindi utilizzato per scopi strettamente commerciali.
  • Creare contenuti troppo estranei al brand, dove si tratti di un tema in generale, senza legarlo al suo stato d’animo, alla sua filosofia, ai suoi valori o ai suoi prodotti, con contenuti che sarebbero anonimi, impersonali, nascosti, fluttuante nello spazio dei media per mancanza di emittente e intercambiabile da un marchio all’altro.
  • Integrare la pubblicità di marchi slegati dal suo settore, il suo stato d’animo e la sua filosofia, che ha l’effetto di indebolire l’universo del marchio stesso.

Quali canali può utilizzare un marchio per diffondere la propria strategia di contenuto del marchio?

In un momento in cui i contenuti proliferano, puntare sulla qualità e sul targeting sono condizioni necessarie, ma restano insufficienti: bisogna passare da siti dedicati alla costruzione di un vero e proprio ecosistema mediatico, e aumentarne la diffusione. Tra i vari canali esistenti possiamo quindi citare:

  • Il packaging, che è uno spazio privilegiato per ospitare i contenuti (ricette, consigli, dvd racchiusi in una scatola).
    Riviste di consumo, inviate per posta o disponibili nei negozi. Sono spesso il primo vantaggio dell’adesione alla carta fedeltà.
  • Newsletter basate sugli interessi.
  • Supporti offerti o venduti dal marchio: come libri, DVD, CD, ecc.
  • I siti del brand: siti generici, pagine tematiche, un blog, una webTV, una web radio, ecc.
  • Account di social media: Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Snapchat, ecc.
  • Applicazioni per smartphone e tablet, agenti di conversazione o contenuti digitali incorporati in oggetti connessi.
  • Il punto vendita, che è anche spazio di distribuzione dei contenuti. Lo spazio commerciale permette di costruire esperienze sensoriali complete, che mettono in mostra il brand e gli danno significato.

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